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   Diego Deidda
Voce e Armonica


Lorenzo Lepori
Chitarra e Voce

Alberto Coda
Batteria e Percussioni

Massimo Cadeddu
Basso e Voce

Simone Pistis
Organetti. Chitarra e Armoniche

 

Il progetto

Lame a foglia d’oltremare è un progetto musicale/letterario nato a Bologna nel 2004 e attivo già da allora anche in Sardegna. Ideato e portato avanti da cinque musicisti provenienti da diverse zone dell’isola, esso si è sviluppato durante questi anni in forma di gruppo musicale e di spettacolo, ma ha sempre conservato, durante la sua evoluzione, il carattere laboratoriale e di produzione del proprio lavoro. L’idea portante è quella di creare un dialogo vivo tra la Sardegna e le culture del mondo utilizzando la musica e la poesia. Per questa sua natura discorsiva il progetto si sviluppa come un work in progress che si propone di approfondire temi e legami forti all’interno della grande rete di relazioni tra le culture mondiali. Il percorso sviluppato è in realtà dunque un doppio percorso, due visioni che si alternano a creare il dialogo: dalla Sardegna verso il resto del Mondo, e dal Mondo verso la Sardegna. Un continuo scambio che orienta la ricerca sempre verso nuove strade e nuovi obiettivi.

L’attività del gruppo si è svolta principalmente tra il capoluogo emiliano e la Sardegna, concentrandosi nell’isola in questi ultimi anni.

Di prossima uscita per l’associazione Emergency un cd-compilation di musicisti nazionali e isolani contenente il brano Galusè, prima registrazione delle Lame.

La partecipazione al Meeting Rock di Ruinas del 2007, organizzato dall’associazione Artes et Sonos, ha visto il gruppo al secondo posto nella classifica del concorso omonimo.

Particolarmente coinvolgenti dal vivo, le Lame prediligono i concerti nelle piazze. Memorabili a tal proposito le esibizioni nelle piazze di San Clemente di Romagna (Note di vino), Cagliari (Notte bianca), Lanusei, San Vero Milis e San Nicolò d’Arcidano.

Ma ricordiamo anche la partecipazione al festival Sgrana e (tra)balla del CPA di Firenze, e la bella serata al Governo Provvisorio di Sassari.

 

La multiculturalità

La consapevolezza circa la complessità di relazioni esistenti, a livello culturale, nel mondo odierno costituisce un fattore essenziale durante il lavoro di ricerca musicale e letterario. I caratteri identitari, all’interno dei quali fino a poco tempo fa potevamo riconoscerci, e che vedevamo alla base della nostra cultura, sono giornalmente rimessi in discussione dalla complessità delle forme di globalizzazione esistenti all’interno della comunicazione e dell’informazione. Viviamo continuamente il transito attraverso modi di vita differenti. Per questo, oggi come oggi, il termine ‘identità’, più che una verità riconoscibile, ha tutta l’aria di una sorta di riparo per sfuggire alle complicanze della vita reale.

A questo riguardo è necessaria una riscoperta dell’accezione originaria del termine ‘tradizione’, che attualmente viene utilizzato per rappresentare il bagaglio di usi, costumi e pratiche sociali e culturali di un popolo: un complesso insieme di norme, stabilito e fisso nel tempo, all’interno del quale trovare le proprie radici e tramite le quali ricostruire la propria identità. Tradizione, in realtà, deriva dal latino traditum che sta per ‘trasmettere’, ‘tramandare’, e vede la sua essenza primaria proprio nell’atto dell’affidare, del consegnare: non una conservazione statica ma un ri-modellamento dell’”oggetto” al suo tempo e alla gente che lo riceve. In questo discorso, sono perciò proprio gli uomini, ancor più che l’oggetto in sé, ad avere un ruolo centrale. E’ l’uomo, sia singolarmente che in gruppo, a rendere viva la tradizione.

Lame a foglia d’oltremare fa sì che la cultura sarda entri in contatto con altre culture, e in questo dialogo assume il ruolo di mediatore, creando spunti prolifici sia dal punto di vista musicale che letterario.

La creazione è sempre vissuta come un laboratorio, all’interno del quale convergono le esperienze culturali e artistiche di ognuno, ma la cui essenza è costituita dall’interculturalità effettivamente consumata. La liminalità, a cui si accennava poco sopra, è il cuore di questa esperienza. L’entrare e uscire continuamente da una cultura a un’altra permette di avere una visuale alternativa delle cose che ci circondano, aumentando la facoltà di creare connessioni e relazioni tra cose anche lontane.

Questo movimento dall’interno all’esterno, e viceversa, dà origine a prospettive inconsuete, e fa sì che si sviluppi una sorta di decontestualizzazione culturale. La visione di situazioni e cose altrimenti data per scontata, viene rivissuta e rielaborata dall’esterno, dando vita così ad altre interpretazioni.

In questo atteggiamento viene in mente la Tropicalia del Brasile alla fine degli anni ’60. Un movimento artistico rivolto alla modernizzazione e alla globalizzazione della cultura brasiliana. Un’apertura verso l’esterno – durante un periodo difficile di dittatura del paese sud-americano – attuato in tutti i campi artistici: letterario (De Andrade), cinematografico (Glauber Rocha), ma soprattutto musicale (Gilberto Gil, Tom Zè, Caetano Veloso).

La creazione musicale

Il viaggio musicale delle Lame a foglia d’oltremare persegue diverse strade, ramificandosi e approfondendo di volta in volta gli spunti affrontati. E’ in qualche modo una ricerca attraverso stilemi musicali differenti, un portare a galla i legami non delineati tra le diverse esperienze sonore di ognuno; e la Sardegna in questo rappresenta, a ragione, uno dei luoghi cardine tra i tanti cammini percorsi.

Il lavoro riguardante la composizione dei brani è, a tutti gli effetti, un laboratorio di artigianato musicale, all’interno del quale la libertà di espressione e la fusione rappresentano i presupposti, mentre la coerenza tematica è la linea guida. Ogni brano nasce infatti da uno spunto, che può essere di vario tipo: l’esplorazione di uno stile musicale, o di una forma di canto o di ballo popolare, l’accostamento di questo con un altro genere musicale, un argomento di attualità o un testo scritto, o semplicemente una cellula melodica o ritmica.

Facile a questo punto l’accostamento col lavoro del compositore ungherese Bela Bartòk, simile nell’intenzione anche se all’interno di un altro campo musicale. La ricerca nel campo della musica popolare è stata una fase centrale durante i suoi studi; ma emblematico e pionieristico è il loro utilizzo non convenzionale all’interno di composizioni scritte. Gli idiomi popolari ci offrono, insieme alla novità scritta, una nuova prospettiva della loro visione. Come in un’opera cubista o un quadro di Escher, per fare un parallelo con le arti visive, le diverse prospettive e la plurima visione sono concepite all’interno di uno stesso disegno. Così le melodie in questione cambiano aspetto, funzione, aprendosi a una nuova vita.

La ricerca linguistico-letteraria

Il progetto linguistico-letterario Lame a foglia d’oltremare si caratterizza per l’utilizzo della variante sarda campidanese, in particolare quella registrata fra le comunità della provincia di Oristano. A questo va aggiunto l’utilizzo della variante sarda logudorese, dell’italiano e, in misura minore, di altre lingue minoritarie o straniere.

Sul piano dei contenuti, il progetto letterario esplora terreni culturalmente complessi e diversificati. Universi simbolici che spaziano dal contesto culturale locale (sardo) a quello nazionale e internazionale. Il fine è quello di operare una destrutturazione delle convenzioni che formano l’immaginario collettivo della società odierna, arricchendolo di nuove prospettive e nuove forme di pensiero.

L’adozione della lingua sarda costituisce un elemento di stimolo per la produzione letteraria. Gli autori che costituiscono un punto di riferimento importante nella ricerca linguistica sono, in particolare, Antonio Garau (commediografo), Salvatore Baldino (scrittore) e La Mora (poeta estemporaneo).

Il progetto linguistico Lame a foglia d’oltremare considera il bilinguismo (la conoscenza radicata dell’italiano e del sardo) come una risorsa in grado di stimolare un approccio multiculturale. È infatti nella natura di ogni parlante bilingue la capacità di compiere un continuo “salto gestaltico” tra differenti prospettive socioculturali.

Le funzioni e le competenze comunicative delle due lingue sono spesso ben distinte: il sardo, qualunque sia la variante presa in considerazione, è principalmente una lingua di tradizione orale mentre l’italiano è la lingua nazionale. Proprio per questa ragione, l’italiano ha avuto la funzione storica di regolamentare e raccontare la società moderna (l’industrializzazione, l’informatizzazione e la globalizzazione socioculturale) mentre l’utilizzo delle lingue regionali è rimasto vincolato alla sfera dei rapporti familiari e comunitari locali.

Si può pensare alla lingua sarda, dunque, come a una lingua che rientra più facilmente in una dimensione semantica premoderna, propria di una società localmente contestualizzata, meno riflessiva, ma più istintiva ed emotiva. Per fare qualche esempio, i discorsi pronunciati in sardo presentano solitamente meno incisi, meno digressioni, sono molto concreti e diretti. I discorsi più elaborati sul piano concettuale trovano, invece, nella lingua italiana maggiori strumenti linguistici, un lessico più vasto e specializzato. Un altro esempio: si predilige l’utilizzo dell’italiano negli incontri formali e si opta per il sardo quando la conversazione rientra in una sfera di rapporti confidenziali. Questa distribuzione delle competenze comunicative, tra sardo e italiano, rende molto stimolante il percorso di ricerca bilinguistica.

Sul piano letterario e artistico, il progetto Lame a foglia d’oltremare attua una sperimentale opera di decontestualizzazione delle competenze comunicative della lingua sarda, storicamente assegnate a una funzione prettamente autoreferenziale. Contemplare in lingua sarda vicende e aspetti della società contemporanea, apparentemente distanti sotto l’aspetto geografico e socioculturale, emancipa l’immaginario collettivo isolano dalla missione identitarista, orientata alla salvaguardia della memoria storica e alla costruzione del senso di appartenenza etnica. 

Bent’e soi (Scirocco), per esempio, è un testo prettamente psicologico e introspettivo che racconta il viaggio di un profugo africano attraverso il Mediterraneo. Il viaggio inizia con la presa di coscienza da parte dell’individuo che vede mutare la sua esistenza, vede allontanarsi i luoghi familiari e vede sé stesso divenire straniero. La solitudine raggiunge il suo apice durante la notte.

Cabudu fundu de chelu chi arriccisi

Vagabundu su coru miu a cantus

S’aidu suamì,

S’animu e is ogus

Furamìa!

Estremità profonda del cielo che ricevi

Vagabondo il cuore mio a pezzi

Toglimi il respiro,

L’anima e gli occhi

Rubami!

Maryanna è un gioioso inno alla libertà sessuale. Il testo contrappone la naturalezza della giovane bagnante alle malizie della gente che la osserva. Lo spettatore, colto dalla sua bellezza viene però sorpreso nel momento della rivelazione: la bella Maryanna mostra la sua inattesa transessualità. E’ interessante mettere in rilievo l’alternanza inusuale tra la lingua sarda e quella inglese, intrecciate in un divertito gioco di rime e assonanze.

Su mericceddu a Turri Manna

Fait su cuacciou in s’abba

MARYANNA

It’s a beautifull show!

Il pomeriggio a Torre Grande

Si bagna lungo la riva

Maryanna

Che magnifico spettacolo!

Atlantide intreccia la narrativa surrealista di Sergio Atzeni (Passavamo sulla terra leggeri) e la teoria avanzata dal giornalista Sergio Frau nel libro Le colonne d’Ercole, dove si sostiene che la Sardegna sia Atlantide. Il testo aggiunge ulteriori elementi di fantasia e trasforma la Sardegna in un’opera dell’ingegno luciferino: solo sotto le grandi profondità del mare gli uomini avrebbero potuto sollevare e assestare massi e rocce di quelle dimensioni.

Atrivius gherreris

E furisteris

Chi asruccànta su mari,

A Lutziferu iaus

Pregontau

Uŋa terra ’e innui essi meris

Coraggiosi guerrieri

E forestieri

Che solcavano il mare,

A Lucifero

Chiedemmo

Una terra su cui essere padroni